C
A P I T O L I
ECCO
COME COMINCIANO I DUE CAPITOLI CHE HO SCRITTO PER IL LIBRO "LA
PERCEZIONE VISIVA", A CURA DI PURGHE', STUCCHI E OLIVERO
(UTET,
1999).
La percezione
dello spazio.
Bressan, P.
In: F. Purghè,
N. Stucchi, A. Olivero (Eds), La Percezione Visiva. Torino: Utet, pp
653-672
(1999)
Se si eccettuano
alcuni organismi
semplici e poco interessati ai dettagli del mondo, come il lombrico o
il
calamaro, per la maggior parte degli esseri viventi 'vedere' significa
soprattutto vedere gli oggetti. È fuor di dubbio che molte
delle
nostre abilità, ad esempio la percezione della forma e del
colore,
si siano evolute proprio per aiutarci in questo compito. Di solito,
tuttavia,
non è sufficiente identificare un oggetto, ma è
desiderabile
o necessario interagirvi: inseguirlo o scansarlo, abbracciarlo o
tramortirlo
con un masso, afferrarlo al volo oppure portarlo alla bocca. In talune
circostanze, poi, la capacità di reagire senza indugio ad
oggetti
quali predatori pronti all'attacco o prede pronte alla fuga, improvvisi
ostacoli sul nostro cammino, corpi contundenti in rapido avvicinamento
è, letteralmente, vitale. Per essere in grado di reagire
efficacemente
ad un certo oggetto abbiamo però bisogno di sapere dove
l’oggetto
è collocato nello spazio tridimensionale: in altre parole,
in che
direzione e a quale distanza si trova rispetto a noi. Questa
abilità
è detta percezione della terza dimensione, o della
profondità.
Sono sufficienti
poche nozioni di anatomia del sistema visivo per persuadersi che il
semplice
fatto che gli oggetti del nostro mondo visivo possano essere visti a
distanze
diverse è sorprendente. Infatti la luce riflessa da tali
oggetti,
una volta giunta al nostro occhio, va a cadere sulla retina, che
è
una superficie bidimensionale. Come è possibile che il
nostro cervello,
a partire da un'immagine piatta, riesca a dare origine all'esperienza
di
un mondo tridimensionale? Per secoli questo è stato
considerato
un paradosso...
INDICE DEL CAPITOLO:
- Gli indizi
fisiologici di profondità.
- Gli indizi
pittorici di profondità.
- Gli indizi
cinetici di profondità.
- La
primarietà della percezione
tridimensionale.
- L'integrazione
degli indizi.
- Le origini della
percezione dello spazio.
Le costanze
visive.
Bressan, P.
In: F. Purghè,
N. Stucchi, A. Olivero (Eds), La Percezione Visiva. Torino: Utet, pp
653-672
(1999)
1. Il problema delle
corrispondenze.
È difficile
provare interesse
per la stabilità del mondo che vediamo intorno a noi se non
si sono
innanzitutto digerite due mirabolanti premesse: la prima è
che esso
è un prodotto della nostra attività mentale, e la
seconda
è che la sola mappa di cui disponiamo per costruirlo,
l'immagine
retinica, si deforma in continuazione come un pezzo di gomma. Il
problema
delle costanze visive è quindi il problema di come si possa
passare
da un (presunto) mondo esterno stabile a un mondo interno stabile
attraverso
una rappresentazione sensoriale instabile.
Per farci un'idea
più generale dei termini della questione, immaginiamo un
gioco di
abilità nel quale due oggetti misteriosi vengono posti in
una scatola,
e una descrizione in codice di questi oggetti in una seconda. Il
giocatore
ha a disposizione unicamente questa descrizione per scegliere due
oggetti
identici a quelli che pensa siano nella prima scatola, e metterli nella
scatola numero tre. A questo punto si confrontano i contenuti delle
scatole
uno e tre, e in caso di concordanza il giocatore ottiene un punto. Se
introduciamo
un certo grado di imperfezione nelle fasi di scrittura e di lettura
della
descrizione, ci troviamo di fronte a quattro possibili situazioni di
gioco:
concordanza fra tutte e tre le scatole, oppure concordanza solo fra la
prima e la seconda, o fra la seconda e la terza, o fra la prima e la
terza.
Il giocatore guadagna un punto nel primo e nell'ultimo caso.
Nella versione
del gioco che ci interessa qui, non ha in realtà nessuna
importanza
se gli oggetti della terza scatola siano davvero identici a quelli
della
prima. L'essenziale è che venga rispettata la relazione fra
i due
oggetti di partenza: quando essi sono uguali fra loro rispetto ad un
certo
attributo, il giocatore vince ogni volta che sceglie due oggetti uguali
fra loro rispetto a quell'attributo; quando sono differenti, il
giocatore
vince quando sceglie due oggetti differenti. Ora, mettiamo nella
scatola
numero uno il mondo esterno con i suoi oggetti. Questo
è il
dominio distale: al suo interno, dal punto di vista visivo, gli oggetti
sono uguali o diversi fra loro rispetto ad attributi quali forma,
grandezza,
colore (riflettanza, cioè la proporzione di luce riflessa
dalla
superficie), posizione e orientazione.
La scatola numero
due, nella quale il mondo viene descritto, rappresenta la retina
dell'osservatore,
il dominio prossimale. Le regole di scrittura che trasformano gli
oggetti
distali in oggetti prossimali sono le leggi della geometria
proiettiva.
Ogni attributo del dominio distale ha un attributo corrispondente nel
dominio
prossimale: forma, grandezza, colore (luminanza, cioè la
quantità
di luce riflessa dalla superficie che raggiunge la retina), posizione e
orientazione dell'immagine retinica.
La scatola numero
tre, nella quale il mondo viene replicato, raffigura il dominio
fenomenico,
la nostra percezione degli oggetti. Le regole di lettura che
trasformano
gli oggetti prossimali in oggetti fenomenici sono articolate nel
linguaggio
del sistema nervoso. Ogni attributo del dominio prossimale (e
quindi
distale) ha un corrispondente nel dominio fenomenico: forma, grandezza,
colore, posizione e orientazione percepita. La relazione fra gli
attributi
fenomenici e i corrispondenti attributi distali e prossimali
costituisce
l'essenza del problema delle costanze visive...
INDICE DEL CAPITOLO:
- Il problema delle
corrispondenze.
- La struttura
delle costanze visive: relazione fra
dominî.
- Costanze ed
attributi.
- Costanza di
grandezza: gli oggetti mantengono la
medesima grandezza nonostante cambi
la grandezza della loro immagine retinica.
- Costanza di
forma: gli oggetti mantengono la medesima
forma nonostante cambi la
forma della loro immagine retinica.
- Costanza di
direzione e di posizione: gli oggetti
mantengono la medesima posizione
nonostante cambi la posizione della loro immagine sulla retina.
- Costanza di
orientazione: gli oggetti mantengono la
medesima orientazione nonostante
cambi l'orientazione della loro immagine sulla retina.
- La spiegazione
delle costanze visive.
Oggetti distali
della stessa grandezza, posti a distanze diverse, danno origine a
oggetti
prossimali di grandezze diverse. (Foto: John Loengard. Da
D.E. Scherman (a cura di), The Best of Life. New York: Time-Life Books,
1973.)
Se il modo in cui vediamo ti interessa o ti incuriosisce, leggi alcune pagine del mio libro "Il colore della luna. Come vediamo e perché" (Laterza, 2007), o vai al blog del libro per approfondimenti.
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